Un delfino di peluche ha adottato Pietro Grasso come soprammobile
Questa non è una foto, è un autoscatto. Il presidente del Senato Pietro Grasso, col delfino di peluche in braccio, non è in posa. Delfino egli stesso, in questo ritratto, l’ex procuratore nazionale dell’Antimafia, è solo nel pieno della metafora di sé. Come il buffo mammifero, infatti, Grasso che ama sorridere, è solo uno che passa lunghi periodi di immersione. Ci si dimentica perfino di lui, tanto sta sott’acqua, ma come quel tenero giocherellone delle onde, Grasso d’improvviso appare. Delfino nel karma, Grasso, è già bello e pronto a prodigi d’equilibrismo sul proprio naso, rotondo in punta.
6 AGO 20

Questa non è una foto, è un autoscatto. Il presidente del Senato Pietro Grasso, col delfino di peluche in braccio, non è in posa. Delfino egli stesso, in questo ritratto, l’ex procuratore nazionale dell’Antimafia, è solo nel pieno della metafora di sé.
Come il buffo mammifero, infatti, Grasso che ama sorridere, è solo uno che passa lunghi periodi di immersione. Ci si dimentica perfino di lui, tanto sta sott’acqua, ma come quel tenero giocherellone delle onde, Grasso d’improvviso appare. Delfino nel karma, Grasso, è già bello e pronto a prodigi d’equilibrismo sul proprio naso, rotondo in punta. Sembra sempre pronto ad accompagnare tra gli applausi un’allegra palla tutta pittata d’arcobaleno e così è, per il presidente del Senato, la sua giornata istituzionale: sempre festosa di buone intenzioni. Come dunque un delfino, Grasso appare, fa una piroetta, poi ancora una giravolta, e se ne va. E fa sorridere i bambini.
Come il buffo mammifero, infatti, Grasso che ama sorridere, è solo uno che passa lunghi periodi di immersione. Ci si dimentica perfino di lui, tanto sta sott’acqua, ma come quel tenero giocherellone delle onde, Grasso d’improvviso appare. Delfino nel karma, Grasso, è già bello e pronto a prodigi d’equilibrismo sul proprio naso, rotondo in punta. Sembra sempre pronto ad accompagnare tra gli applausi un’allegra palla tutta pittata d’arcobaleno e così è, per il presidente del Senato, la sua giornata istituzionale: sempre festosa di buone intenzioni. Come dunque un delfino, Grasso appare, fa una piroetta, poi ancora una giravolta, e se ne va. E fa sorridere i bambini.
Questo delle foto concesse col delfino in braccio dopo aver visitato l’Acquario di Genova non è dunque l’incappare di una personalità pubblica in una gaffe. Rimirare Grasso così, nella beatitudine di una tenerezza, non lo espone – come capitò ad Anna Finocchiaro, all’Ikea – al linciaggio sordido della canea ma, al contrario, lo svela come in una radiografia. Non è, appunto, la sua, una studiata operazione di marketing. Questa della seconda carica dello stato nel ruolo del delfino dalle improvvise piroette non è neppure il mesto mugugno di Silvio Berlusconi con il cagnetto Dudù addosso, piuttosto è un’epifania. Grasso è solo quello. E’ un souvenir. E’ il battimani.
L’etologia, a suo modo, è scienza esatta. Anche quando diventa prodiga di metafore. Come nell’autoscatto di cui sopra dove il delfino, inconsapevole per carità, assolve a un automatismo. Quello di apparire, fare una piroetta e poi sparire. Non è certo un progetto politico e siccome l’antropologia per tramite di mammifero acquatico, seppure di peluche, viene sempre incontro alla favola più che alla morale, migliore rappresentazione di questa del delfino in braccio Grasso non poteva dare perché – visti i tempi – così lui è: pronunciare un discorso, lanciare un monito e quindi sparire.
L’etologia, a suo modo, è scienza esatta. Anche quando diventa prodiga di metafore. Come nell’autoscatto di cui sopra dove il delfino, inconsapevole per carità, assolve a un automatismo. Quello di apparire, fare una piroetta e poi sparire. Non è certo un progetto politico e siccome l’antropologia per tramite di mammifero acquatico, seppure di peluche, viene sempre incontro alla favola più che alla morale, migliore rappresentazione di questa del delfino in braccio Grasso non poteva dare perché – visti i tempi – così lui è: pronunciare un discorso, lanciare un monito e quindi sparire.
Ogni scatto ha il suo senso e ogni faccia si chiama la sua fotografia. C’è un conflitto civile in corso, un Senato che è teatro di un dramma shakespeariano, e lui, il presidente, sorride. E’ difficile immaginare un Giovanni Spadolini, ai tempi, restare indifferente ai compiti di conciliazione e di mediazione propri del ruolo per mietere, con la voluttà del recupero crediti, consensi. A sinistra, va da sé. Come ha fatto Grasso a Genova, alla festa del Partito democratico. C’è perfino una guerra atroce alle porte, il mondo precipita nella menzogna e nel fuoco e lui, compreso in un ruolo fatto tutto di lunghe immersioni e leste apparizioni, fa la sua piroetta di retoriche tutte di risulta. Tutte col sorriso. Da un uomo delle istituzioni quale sembrava fosse Grasso ci si aspettava un altro profilo, non un musetto.
Il delfino, di suo, è creatura nobile. Non è quell’insopportabile Flipper, quello dei telefilm americani, addomesticato secondo i princìpi dell’umanitarismo eco-solidale. Forse è Porpy, il delfino cacciatore di cetacei, amico di Moby Duck, il marinaio disneyano che vive nella baleniera ormeggiata nel porto di Paperopoli e delfini, infine, sono i destrieri la cui schiuma è spuma d’onda. Si scorgono nel Mediterraneo e accompagnano, al sorgere di Aurora dalle dita rosate, ben altra epifania: Dioniso, il dio del selvaggio fluire della vita.
Il delfino, di suo, è creatura nobile. Non è quell’insopportabile Flipper, quello dei telefilm americani, addomesticato secondo i princìpi dell’umanitarismo eco-solidale. Forse è Porpy, il delfino cacciatore di cetacei, amico di Moby Duck, il marinaio disneyano che vive nella baleniera ormeggiata nel porto di Paperopoli e delfini, infine, sono i destrieri la cui schiuma è spuma d’onda. Si scorgono nel Mediterraneo e accompagnano, al sorgere di Aurora dalle dita rosate, ben altra epifania: Dioniso, il dio del selvaggio fluire della vita.
Ma intanto il peluche. Quello di Pietro Grasso a Genova, all’Acquario. Dopo di che l’autoscatto rivelatore. Più che un album, un’autobiografia. Più che un delfino, un pesce. In bacheca.